Sicuramente avrete già sentito parlare del caso di Caterina Simonsen, la ragazza malata che ha pubblicato un foto messaggio a favore della sperimentazione animale ed è stata pesantemente attaccata su Facebook con insulti, minacce di morte e altri commenti pesanti e offensivi.
Se avete sentito di questo episodio sicuramente vi sarete in primis stupiti della reazione delle persone, poi vi sarete incazzati, poi avrete condiviso il post e fatto qualche commento del tipo “dove siamo arrivati” qua e la.
In seguito, forse, in funzione del vostro livello di conoscenza della rete e dei meccanismi sociali che si muovono dietro a certe cose avrete fatto alcune riflessioni.
Queste sono le mie.
La rete butta fuori il meglio e il peggio delle persone. Non tutti siamo uguali ma abbiamo tutti una identica predisposizione a giudicare gli altri, sempre e comunque, nel bene e nel male. Alcuni giudizi li teniamo per noi, mimando un sorriso di disprezzo prima di passare oltre, altri li condividiamo. Le motivazioni che sono dietro ad una condivisione, un commento e un retweet sono moltissime ma le probabilità sono tanto più alte quanto più è alto il sentimento che ci muove.
Non si può dire NULLA a Caterina Simonsen, assolutamente nulla.
Nel fiore dell’età ha avuto la sfiga di stare male, una sfiga che può capitare a tutti e in cui tutti possono identificarsi, e si è mossa in prima persona per sostenere quelle pratiche (la sperimentazione animale nello specifico) che le hanno permesso di vivere finora.
Ma non è una malata qualsiasi, è una padovana che studia veterinaria a Bologna. Il secondo aggettivo è ovviamente quello più importante perchè definisce una persona che non subisce la propria condizione e la affronta, continuando a studiare. E studia proprio una disciplina che viene scelta da chi ama gli animali.
Per questo motivo, probabilmente, si sente di pubblicare un messaggio in cui ringrazia la sperimentazione animale, perchè altrimenti sarebbe morta.
Se conosce la rete sa che le arriverà addosso merda, forse chi le è vicino l’ha anche avvisata, ma in modo consapevole o meno sceglie di pubblicare il proprio messaggio.
Da questo punto (spero non prima con tutto il cuore) potrebbe partire anche l’advertising.
Chi mai potrebbe dire qualcosa a una persona del genere? Questa ragazza è un gigante, nessun piccolo troll da dietro un notebook avrebbe mai il coraggio di dirle qualcosa. Lo scontro è impari.
MA.
Poniamo il caso che ci siano 10 coglioni che abbiano dato il via. Probabilmente in modo timido all’inizio, instaurando qualche dubbio sul fatto che si voleva mettere in mostra, sul fatto che sia un messaggio pubblicitario. Poi magari qualcun altro potrebbe aver replicato in modo un pò più pesante. Poi anche solo UNO di questi 10 potrebbe aver scritto “era meglio se crepavi”.
Prima che io continui dovete sapere che una folla non viene considerata come un insieme di persone senzienti e capaci di ragionare ma come una entità singola che ha proprie caratteristiche e una propria inerzia. Al pari di una massa di persone che scappa da un incendio in un concerto e calpesta un bambino che è caduto e non ha la capacità di controllarsi e autoregolarsi proprio perchè si muove in modo differente, con il peso di un fiume in piena.
A questo punto nel post di Caterina non è più uno scontro uno contro uno, un piccolo troll contro un gigante. Ci sono due fazioni, qualcuno che applaude e qualcuno che schernisce. Se sono un pò stupido è facile inserire il mio stupido commento. A questo punto non importerà più cosa scrivo, l’unica funzione del mio commento sarà quella di far crescere la palla che sta rotolando giù dalla montagna.
Un incendio che viene mosso dal vento dell’indignazione non può essere spento perchè per ogni fiamma che si spegne si accendono 5-10 focolai attraverso le condivisioni, rimbalzando da Facebook a Twitter, da Google Plus a Tumblr. Chi scrive su testate online di notizie avrà già ripreso il caso, creando – se chi scrive è bravo – titoli sempre più sensazionalistici e ottimizzati per il click.
Quindi cosa possiamo dire a Caterina? A Caterina possiamo solo fare i nostri migliori auguri, è una eroina che gode di tutta la mia stima e se si tratta di un testimonial della sperimentazione, come alcuni sostengono, è il testimonial migliore, più puro e vero, non nel senso sporco pubblicitario ma in quello più genuino della referenza.
Cercatela su Fb e fate un giro sul suo profilo, non si può davvero non amare quessa ragazza.
Caterina ha diritto di essere testimonial e di raccontare il suo caso e credo anche che la maggior parte delle persone non sia contrario alla sperimentazione sugli animali per salvare vite umane. E’ proprio quest’ultima frase, così estremamente ovvia, che mi fa riflettere e aver letto L’Atomo Sociale di Buchannan non mi aiuta. Posso capire il perchè la valanga sociale rotola e continua a generare commenti in entrambe le fazioni ma faccio fatica ad immaginare chi abbia potuto smuoverla per primo.
Possiamo vedere l’episodio con vari livelli di malizia. Caterina potrebbe essersi candidata spontaneamente, potrebbe essere stata invitata a farlo dal suo medico, potrebbe essere stata addirittura pagata, non cambia nulla. E’ un testimonial perfetto e ingiudicabile perchè vive sulla propria pelle il problema e quindi è un testimone attivo della vicenda. Non cambia la sua posizione e l’affetto che proviamo per lei, cambia il modo in cui però possiamo affrontare l’intera vicenda.
Le lobby farmaceutiche che appoggiano la sperimentazione potrebbero aver colto la palla al balzo intervenendo nel post e aggiungendo qualche offesa. Oppure potrebbero anche non aver fatto nulla, limitandosi a rimanere sul divano mangiare popcorn mentre gli animalisti facevano tutto da soli. Ma chi è dentro un movimento di protesta è generalmente ben attento a non farsi identificare come estremista e non c’e’ nulla di più estremista di quanto è successo in rete in questi giorni… quindi qualche dubbio mi viene.
E’ molto diverso il caso del testimonial Veronesi che si era pronunciato tempo fa con dichiarazioni molto discutibili pro nucleare. E’ stato il testimonial peggiore, quello che utilizza la propria posizione e la propria carriera per promuovere qualcosa che è contro la comununità e a favore delle lobby. Sarebbe stato diverso se si fosse pronunciato allo stesso modo dopo aver vissuto per 10 anni a Caorso o a 100 metri da una centrale nucleare, ma ovviamente non è stato il caso del nostro amato professore.
ANIMALISTI SOTTO SCACCO, COSA POTETE FARE ORA?
Probabilmente, se siete intelligenti, state combattendo una campagna contro la sperimentazione per fini più bassi rispetto a quello di salvare vite. Oggi la sperimentazione viene fatta per creme e altri prodotti di estetica… immagino che fosse questo il vostro primo obiettivo. Sappiamo tutti che le guerre si vincono una battaglia alla volta.
Quello che vi consiglio è, semplicemente, di indagare. Andate a cercare quei commenti, se sono stati rimossi come penso sia successo cercate di farveli dare, dichiaratevi come una parte offesa nella vicenda. Approfondite chi sono le persone che hanno messo quei commenti, le prime. E le più offensive. Fate una conferenza stampa e prendete una posizione chiara e definita. Sono certo che troverete qualche meraviglioso vero coglione, ma la maggior parte dei profili – specialmente nel primo sviluppo della discussione – se esiste davvero è di persone molto sveglie. Anche loro pedine, ma del giocatore che sta vincendo la partita.
Sono profondamente ottimista e ci spero davvero che sia andata così.